REM Ecologia Srl

#DoveSiButta?

REM Educazione: guida per una corretta raccolta differenziata


news

23 Ottobre 2020

Cialde e capsule del caffè

L'Italia è sicuramente uno dei paesi dove si consuma un'elevata quantità di caffè. Negli ultimi anni è aumentato a dismisura l'utilizzo delle cialde e delle capsule. Ma se la cara vecchia moka, sta lasciando sempre più spazio a queste nuove tipologie di caffè, bisogna sottolineare che lo smaltimento di queste confezioni creano non pochi grattacapi.

Vediamoli nel dettaglio.

Una questione che spesso genera confusione è la distinzione tra capsule e cialde: si tratta della stessa cosa? Questi termini, talvolta usati come sinonimi, si riferiscono in realtà a prodotti diversi per forma e materiali: le cialde sono costituite da due fogli di carta filtro, all’interno dei quali è pressato il caffè; le capsule, invece, si presentano sotto forma di un contenitore rigido di forma cilindrica, generalmente realizzato in plastica o in alluminio.

La criticità nasce dal fatto che le capsule sono dei bicomponenti, ovvero sono costituite da materiali diversi non facilmente separabili l’uno dall’altro. Se gettate intere, le capsule esauste andrebbero di norma nell’indifferenziato, finendo quindi nelle discariche e negli inceneritori con un impatto ambientale notevole. Abbiamo specificato “intere”, perché in realtà un modo per riciclarle ci sarebbe, ma per farlo in modo corretto è necessario un impegno maggiore da parte del consumatore, che dovrebbe separare manualmente tutti i componenti e gettarli negli appositi contenitori per la raccolta differenziata.

  • Le capsule in plastica sono generalmente composte da un involucro in plastica, una linguetta in alluminio e i residui di caffè. Se volete evitare di gettarle intere nell’indifferenziata, abbracciando un comportamento più favorevole all’ambiente, consigliamo di  togliere la linguetta in alluminio e di buttarla nel contenitore dedicato; a questo punto, non vi resta che sciacquare la confezione in plastica dai resti del caffè e riporla nel bidone specifico.
  • Le capsule in alluminio, se realizzate al 100% con questo materiale, si possono pulire dal caffè rimasto e gettare nel contenitore apposito, oppure si possono portare nei centri di raccolta.  A questo proposito, esistono realtà del settore che da tempo, a fini di riciclo, hanno messo a punto un sistema di recupero delle capsule prodotte.
  • Discorso diverso per le cialde che, salvo differenti indicazioni sulla confezione, andrebbero gettate nell’umido, esattamente come i fondi di caffè e le bustine di tè.

 

Smartphone

Dove si gettano gli smartphone?

Sicuramente stiamo parlando dell'oggetto che più di tutti è entrato prepotentemente nella nostra vita e ne è diventato il protagonista. Non ci sono storie: chinuque possiede almeno uno smartphone, e sottolineiamo "almeno".

Ormai ognuno di noi utilizza lo smartphone come estensione del proprio corpo e dei propri sensi, pertanto viene utilizzato per eseguire qualsiasi azione, complice una tecnologia che continua ad evolversi e a migliorare.

Più la tecnologia si evolve, più velocemente l'accessorio risulta obsoleto. E una volta divenuto rifiuto, come lo smaltiamo? Le nostre abitazioni sono invase da telefoni "vecchi" non più compatibili con i nuovi sistemi o, semplicemente, sono stati superati a livelli di prestazioni da quelli più moderni.

Innanzitutto lo smartphone viene classificato come rifiuto elettronico, pertanto deve essere gestito come i RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche).

In quanto RAEE non deve assolutamente essere inserito nel sacco indifferenziato, ma deve essere consegnato al centro di raccolta o negli appositi centri RAEE.

Questi dispositivi, una volta che vengono resi inutilizzabili perché rotti od obsoleti, devono essere separati nelle loro varie componenti, che andranno smaltite e riciclate a seconda dei materiali di cui sono composte. Infatti, il problema nella gestione di questo genere di rifiuti è che possono contenere sostanze tossiche (come il mercurio) che se disperse nell’ambiente possono provocare danni ambientali anche gravi, e sono spesso composti da materiali poco biodegradabili. Inoltre, se avviati a riciclo correttamente possono permettere di recuperare tantissimi materiali dalle loro varie componenti, riducendo le emissioni da smaltimento e generando notevoli risparmi economici. Per questo motivo, i loro processi di smaltimento e riciclo sono gestiti da una filiera apposita.

Ma non è finita qui. Esiste una legge, il cosiddetto decreto “uno contro zero” che obbliga il commerciante al ritiro dei cellulari usati di vecchio modello senza dover acquistare di un nuovo apparecchio elettronico. Se volete liberarvi del telefono abbandonato nel cassetto potete quindi rivolgervi al rivenditore o al negozio di elettronica, che si farà farsi carico, in maniera gratuita, dello smaltimento del vecchio dispositivo.

 

Bicchieri, piatti e bottiglie

Il vetro è uno di quei materiale che sembrerebbe tra i più facili da differenziare ma che invece risulta avere diversi "falsi amici".

E sì perché non tutto il vetro è riciclabile, vediamo i diversi casi nel dettaglio.

Fra i “falsi amici del vetro”, definizione che accumuna tutti i materiali che sembrano vetro da imballaggio e non lo sono, i più insidiosi sono: ceramica, cristallo e pyrex.

Bottiglie e vasetti

Nel contenitore del vetro possono essere inseriti solo le bottiglie di vetro e i vasetti: questi imballaggi sono realizzati in un tipo di vetro detto “sodico-calcico”, per via dei propri principali elementi costitutivi. Questa tipologia di vetro, la più comune e diffusa, è molto diversa per composizione chimica e caratteristiche tecniche dal “cristallo”, più brillante e sonoro per via del suo alto contenuto di piombo, ma anche dal Pyrex, un vetro “borosilicato” resistente agli sbalzi termici,  perciò adatto alla cottura nei forni da cucina.

Ceramica e pyrex

Hanno una temperatura di fusione più elevata rispetto a quella del vetro da imballaggio. Pertanto, quando nel forno il vetro è ormai liquido e si avvia a diventare una “goccia” incandescente dalla quale prenderà forma il nuovo imballaggio, la ceramica e il pyrex rimangono nella massa di vetro nella forma di un sassetto solido, creando così un difetto al contenitore che ha un’alta probabilità di rompersi.

Cristallo

È un vetro ad alto contenuto di Piombo, un metallo pesante considerato pericoloso se disperso nell’ambiente. Sebbene la Stazione Sperimentale del Vetro e la comunità scientifica abbiano accertato che non esiste alcun problema di cessione, tra contenitore e contenuto, dato l’alto potere “segregante” del vetro che lo rende un agente inertizzante per eccellenza, la legislazione dell’Unione Europea impone: da una lato, un limite di 200 parti per milione alla presenza di piombo negli imballaggi destinati a bevande e alimenti, nell’ambito di una politica di contenimento dei metalli pesanti potenzialmente disperdibili nell’ambiente; dall’altro, una disciplina specifica per l’avvio a riciclo del rottame di vetro in vetreria (Regolamento UE noto anche come “End of Waste”) prescrive che, affinché il rifiuto di imballaggio in vetro possa trasformarsi in una MPS idonea alla rifusione in vetreria, va evitata ogni commistione con il cristallo ed altri flussi di rifiuti (es. sanitari) non idonei. Dato l’elevato contenuto di piombo, anche pochi frammenti di cristallo possono compromettere grandi quantità di rottame riciclabile, pertanto la presenza di oggetti di cristallo nella raccolta differenziata del vetro da imballaggio va assolutamente evitata.

Fonte: Coreve

 

Lampadine

Le lampadine sono sicuramente uno di quei rifiuti che traggono in inganno la maggior parte delle persone: dite la verità, le buttate nel vetro? Non fatelo! Le lampadine di nuova generazione contengono sostenze altamente nocive, come il mercurio.

Procediamo con ordine: esistono diverse lamapdine di uso comune, e ognuna di essa deve essere gestita in un certo modo. Nessuna, però, deve essere inserita nel contenitore del vetro, in quanto, oltre al vetro stesso, contengono tutte materiali non recuperabili o tossici.

Lampade alogene e a incandescenza

Le lampadine a incandescenza si riconoscono dalla presenza di un filamento all’interno del bulbo di vetro, masono ormai fuori produzione dal 2012 in quanto altamente energivore e poco efficienti. Mentre quella alogene sono un particolare tipo di lampadina ad incandescenza e, come tali, sono state bandite dal mercato a partire dal 1° settembre 2018. Non sono considerate RAEE, pertanto, questo tipo di lampadine può essere gettato nel contenitore dell’indifferenziato, ma non nel vetro.

Lampade al neon (o fluorescenti)

Sono lampade a risparmio energetico, pertanto durano molto più a lungo di quelle a incandescenza. La cattiva è che contengono mercurio. A causa della presenza di questa sostanza nociva (oltre che inquinante), se la lampadina si è rotta è bene far arieggiare la stanza e uscire per qualche minuto, quindi raccogliere i cocci utilizzando dei guanti o comunque evitando il contatto diretto con la pelle. Rinuncia all’aspirapolvere, che disperderebbe nell’aria una maggior quantità di particelle, e aiutati con una scopa. Quest’ultima operazione non dovrebbe essere eseguita da una donna incinta o da un bambino. Una volta raccolti i frammenti in un contenitore di vetro, ci si deve recare nell’isola ecologica più vicina, dove sono predisposti dei contenitori proprio per queste lampade. Queste lampadine appartengono alla famiglia dei RAEE, quindi devono essere smaltiti come tali: portati alla piattaforma ecologica in cui potranno essere trattatati e riciclati.

Lampade LED

Quanto detto per le lampadine fluorescenti vale anche per le lampadine LED, di qualsiasi tipologia: qualunque colore abbiano, qualunque forma (quindi anche le “strisce luminose”, che sono LED). Noterete che nella confezione il simbolo del cassonetto è barrato. Le LED, infatti, non vanno nell’indifferenziata ma devono essere smaltite separatamente dai rifiuti solidi urbani. Anche in questo caso rientrano nella famiglia dei RAEE e, come tali, devono essere portati alla piattaforma ecologica per essere trattate nel rispetto ambientale ed avviate a recupero.

Esistono due modi per sbarazzarsi delle lampadine usate che rientrano nella famiglia dei RAEE, in maniera sostenibile:

  • portarle ai negozianti che, per obbligo di legge, devono provvedere al ritiro gratuito in caso di acquisto di una nuova lampadina (nel rapporto 1 a 1);
  • portarle nei centri di raccolta RAEE o cercare sul sito di Ecolamp l’isola ecologica più vicina a te.

 

Pile usate

Le pile usate sono tra i rifiuti domestici maggiormente inquinanti e, purtroppo, è usanza diffusa gettarle nel bidone dell'indifferenziata.

A causa della presenza di metalli pesanti come piombo, cadmio, cromo e mercurio sono considerate "rifiuti pericolosi", pertanto devono essere smaltiti come tali. In particolare la presenza di mercurio, anche se in quantità minime all’interno delle pile, è altamente pericoloso. Se le pile finiscono in discarica o – peggio – vengono abbandonate nell’ambiente, il rischio di inquinamento, soprattutto delle acque, è molto alto. Basta infatti un solo grammo per inquinare ben 1.000 litri di acqua.

Quidni buttarle nel secco indifferenziato significa inquinare l’ambiente: le sostanze sopra citate possono infatti costituire un potenziale pericolo sia per la salute umana che per l’ambiente che ci circonda, a causa della loro elevata tossicità. Ecco perché è importante smaltirle correttamente.

Procediamo con ordine, esistono due tipi di pile e batterie: primarie (non ricaricabili) e secondarie ricaricabili (accumulatori).

Le batterie primarie possono essere di tipo:

  • zinco-carbone (per apparecchi a basso consumo, come telecomandi e sveglie);
  • alcalino-manganese (per apparecchi ad elevato fabbisogno di energia);
  • litio (per fotocamere, orologi da polso o calcolatrici tascabili);
  • zinco-aria (batterie per usi specifici, come gli apparecchi acustici);
  • ossido d’argento (celle a bottone, ad esempio per gli orologi).

Le batterie secondarie ricaricabili possono invece essere del tipo:

  • piombo (utilizzate per l’alimentazione di automobili e camion);
  • nichel-cadmio (batterie economiche per apparecchi ad elevato consumo di energia);
  • nichel-idruro metallico (per giocattoli, videocamere, apparecchi radio, etc.);
  • ioni e polimeri di litio (per fotocamere digitali, pc e smartphone).

Come bisogna smaltirle?

Per quanto riguarda le batterie primarie, è possibile conferirle nei punti di raccolta presenti in tutte le città italiane, solitamente posti nei pressi di centri commerciali e in centro città. In alternativa, è possibile consegnarle nei negozi autorizzati alla raccolta o direttamente nei centri di raccolta (isole ecologiche).

È possibile riciclare almeno il 60% dei materiali che compongono pile e batterie, immettendoli nuovamente nel ciclo produttivo. Dal manganese e dal nichel si possono ottenere ad esempio pentole e utensili da cucina, dallo zinco si può ricavare argenteria, dal rame i cavi elettrici. Ma non è finita qui: dal cobalto si ricavano i magneti, dal cadmio le saldature e dal piombo è possibile ottenere nuove pile.

 

Olio alimentare

Dove gettate l'olio esausto dopo averlo utilizzato per una bella frittura?

L'errore che viene maggiormente commesso è quello di versarlo direttamente nel lavandino: una pratica tanto diffusa quanto sbagliata!

Ogni cittadino produce circa 3 kg all’anno (media nazionale) di olio derivante dalla conservazione di alimenti, dalla cottura dei cibi e dalla frittura, ma solo un quarto viene recuperato.

Gli oli vegetali esausti hanno una pericolosità che viene spesso ignorata o sottovalutata. Disperso nell’ambiente, l’olio vegetale esausto può essere altamente inquinante per il sottosuolo per la flora, per laghi e fiumi.

Versare l’olio direttamente nel lavandino provoca un intasamento delle tubature, problemi alle condotte fognarie e al funzionamento dei depuratori e produce cattivi odori in caso di ristagno.

Qundi dove si butta l'olio utilizzato?

Una avrlo lasciato raffreddare, bisogna raccoglierlo in un contenitore - va bene anche una bottiglia di plastica - e portarlo presso la piattaforma ecologica oppure nei supermercati e luoghi dotati di appositi contenitori. In questo modo, oltre a non danneggiare l'ambiente, verrà trasportato in un impianto di trattamento per essere rigenerato.

Raccogliendo l’olio alimentare esausto in modo corretto proteggiamo l’acqua e l’ambiente e contribuiamo alla riduzione di emissioni di COnel settore dei trasporti. Infatti l’olio alimentare correttamente raccolto viene avviato a rigenerazione diventando materia prima sostenibile per la produzione dei Biocarburanti Avanzati in sostituzione dell’olio di palma utilizzato invece nei Biocarburanti Tradizionali.

Quali oli si possono riciclare?

  • oli vegetali e grassi animali usati per fritture, per la preparazione degli alimenti o per la loro conservazione (es. sottoli),
  • oli di conservazione dei cibi in scatola (tonno, funghi, carciofini, condimento per riso ecc.),
  • oli e grassi alimentari deteriorati e scaduti (lardo, strutto, burro).

Sono esclusi invece i residui solidi alimentari, oli minerali come gasolio, nafta e lubrificante per motori.