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EcoForum 2018: tra Economia Circolare e Industria 4.0


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03 Luglio 2018

Il 26-27 giugno si è tenuto a Roma l’evento “EcoForum 2018”, organizzato da LegambienteEditoriale La Nuova Ecologia e Kyoto Club in collaborazione con CONOU (Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati).

Particolarmente attesa questa edizione dato che il 2018 è l’anno della definitiva approvazione del pacchetto sull’economia circolare dell’Unione Europea (come abbiamo ampiamente documentato qui).

I temi trattati sono stati diversi, sicuramente il più interessante quello che vede la connessione tra Economia Circolare e Industria 4.0, progetto avviato dalla precedente legislatura e che si basa sui concetti della quarta rivoluzione industriale, ossia big data, open data, Internet of Things, machine-to-machine e cloud computing e tutto ciò che concerne l’utilizzo dei dati, delle informazioni e la loro conversazione.

Ostacoli burocratici

Diverse le personalità di spicco che sono intervenute durante la due giorni romana, tra cui il Presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, che sottolinea:

“Per far decollare il settore serve rimuovere gli ostacoli non tecnologici ancora presenti nel nostro Paese. La burocrazia asfissiante, l’inadeguatezza di alcuni enti pubblici, le autorizzazioni sbagliate, i decreti ‘end of waste’ sulle materie prime seconde che non arrivano mai, il mancato consenso sociale per la realizzazione dei fondamentali impianti di riciclo sono questioni che vanno affrontate una volta per tutte per voltare pagina in tutto il territorio nazionale”

È intervenuto anche Francesco Ferrante, Vicepresidente del Kyoto Club in riferimento agli investimenti delle singole imprese:

“Fino ad oggi sono sforzi “solitari” che nessuno è riuscito a “mettere a sistema”, garantendo un quadro normativo a livello nazionale e locale che consenta a questi “campioni” dell’economia circolare di diventare dei veri modelli da seguire per tutti”

EcoForum: analisi degi investimenti

Durante l’Ecoforum è stata presentata l’indagine sulle Opportunità di Business e di innovazione dell’economia circolare e l’industria 4.0 realizzata dal Laboratorio Manifattura Digitale del Dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell’Università di Padova e Legambiente, si basa sulle prime 50 imprese tra le 231 identificate tra quelle manifatturiere che praticano l’economia circolare.

Questo tipo di imprenditori, cercano sinergie con enti di ricerca, sono intraprendenti e capaci di produrre nuovi posti di lavoro e tuttavia non hanno sufficienti sostegni economici e normativi.

Le imprese possono rinnovarsi in un’ottica di economia circolare e per farlo devono essere capaci di guardare a nuovi modelli di business e alla tecnologia. Un ruolo chiave è occupato quindi dalle tecnologie nell’ambito di Industria 4.0 che comprendono la manifattura additiva fino all’Internet delle cose (IoT).

Il principale modello di business praticato è legato al recupero delle risorse (per 30 imprese, pari al 61,2%) o alla fornitura di input di natura circolare (15 imprese, 31,6%). Le principali motivazioni sono di natura etica e di responsabilità sociale d’impresa (89,6%) ovvero legate al mercato (aumento del valore del prodotto offerto, 81,2%), mentre il principale beneficio conseguito è legato al miglioramento della reputazione aziendale (86,6%). Le imprese hanno investito soprattutto nelle attività di marketing e commerciali (61,7%) e nelle attività di ricerca e sviluppo e rinnovo del proprio portafoglio prodotti (47,9%). Il 52% delle imprese dichiara che l’occupazione è aumentata a seguito dell’adozione di pratiche di economia circolare, attraverso sia l’assunzione di nuove figure professionali tecniche sia l’aggiornamento delle risorse interne (tecniche e amministrativo/gestionali).

L’investimento sul fronte dell’economia circolare è avvenuto prevalentemente con capitale proprio (per l’80% delle imprese), attraverso la collaborazione con fornitori di materiali (57,8%) e università o centri di ricerca pubblici (48,9%), mentre risulta molto minoritario il ruolo di altri attori istituzionali (es. associazioni di categoria).

Le principali difficoltà non sono di natura tecnologica, quanto piuttosto legate ad una legislazione inadeguata o contraddittoria (48,9%) oppure connesse al prezzo dei prodotti “circolari” realizzati (48,9%), in cui il mercato spesso non è in grado di riconoscere – e quindi essere disposto a pagare – il reale valore, basato non solo su risorse che sono riutilizzate o riciclate (quindi apparentemente a basso costo), ma anche ad un vero e proprio processo di innovazione che ne sta alla base.

Il 25% delle imprese investe in una o più tecnologie industria 4.0, prevalentemente per motivazioni di mercato (miglior servizio al cliente). L’impatto maggiore di tali tecnologie sul fronte ambientale riguarda la capacità di misurare e monitorare gli input utilizzati, grazie al ruolo giocato in particolare da soluzioni connesse a big data e cloud.

Comuni “ricicloni”

Durante l’EcoForum, Legambiente ha premiato anche i comuni italiani che riciclano di più. Sono saliti oltre quota 500 i Comuni italiani in cui la raccolta differenziata funziona correttamente e ogni cittadino produce al massimo 75 chili di rifiuti indifferenziati. Per sapere quali comuni, consultate il nostro articolo dettagliato!

Credit video: Teleambiente Channel
Credit immgine: Greenreport.it
Per maggiori info: Legambiente.it