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Economia circolare: si muove anche l’UE


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26 Aprile 2018

L’Unione Europea sposa la causa dell’Economia Circolare approvando quattro direttive per il recupero dei materiali, la gestione degli scarti, l’inquinamento e lo spreco alimentare.

L’obiettivo è di far risparmiare alle aziende 600 miliardi all’anno, creare 140 mila posti di lavoro e tagliare 617 milioni di CO2 entro il 2035.

Il nodo più spinoso per il raggiungimento dell’accordo è stato trovare un punto di equilibrio tra i 28 Stati membri che gestiscono i rifiuti in maniera differente, ha ammesso Simona Bonafè, relatrice del provvedimento al Parlamento europeo.

Nel complesso sono stati fissati nuovi obiettivi giuridicamente vincolanti per il riciclaggio e le buone pratiche di gestione dei rifiuti, fissando scadenze prestabilite e armonizzando per la prima volta gli sforzi nazionali verso target condivisi.

“Con questo pacchetto l’Europa punta con decisione a uno sviluppo economico e sociale sostenibile, in grado di integrare finalmente politiche industriali e tutela ambientale […] Per la prima volta gli Stati membri saranno obbligati a seguire un quadro legislativo univoco e condiviso. Un piano ambizioso, con dei paletti chiari e inequivocabili”, afferma Simona Bonafè.

I traguardi fissati dall’Europa in ottica “Economia Circolare”:

  • Entro il 2035, il ricorso alle discariche per i rifiuti urbani dovrà essere al di sotto del 10%. Oggi l’Italia si ferma fino al 28%, con alcuni picchi regionali preoccupanti: il Molise (90% in discarica), la Sicilia (80%), la Calabria (58%), l’Umbria (57%), le Marche (49%) e la Puglia (48%).
  • Per i rifiuti urbani gli obiettivi di riciclo si alzano al 55% entro il 2025, al 60% entro il 2030 e al 65% entro il 2035 (oggi siamo al 42%). Per raggiungere il target del 2035 sarà necessario che la raccolta differenziata arrivi almeno al 75% (oggi la media nazionale è del 52,5%).
  • Il produttori avranno maggiore responsabilità: per quanto riguarda la gestione dei rifiuti che derivano dai loro prodotti, dovranno assicurare il rispetto dei target di riciclo, la copertura dei costi di gestioni efficienti della raccolta differenziata e delle operazioni di cernita e trattamento, quelli dell’informazione, della raccolta e della comunicazione dei dati. Per gli imballaggi tale copertura sarà dell’80% dei costi dal 2025, per i settori non regolati da direttive europee la copertura dei costi sarà almeno del 50%, per RAEE, veicoli e batterie restano le direttive vigenti in attesa di aggiornamenti.
  • Per il riciclo degli imballaggi l’Italia – come precedentemente documentato – è già a buon punto: si dovrà aumentare il riciclo dall’attuale 67% al 70% del totale degli imballaggi entro il 2030. Per gli imballaggi in legno oggi il riciclo è al 61% a fronte di un obiettivo del 30%; per quelli ferrosi l’obiettivo è dell’l’80% (oggi si è al 77,5%); per l’alluminio l’obiettivo è del 60% (oggi si è già al 73%); per gli imballaggi in vetro l’obiettivo è del 75% (oggi si è al 71,4%); per gli imballaggi di carta si dovrà passare dall’ attuale 80% all’85%. Maggiori difficoltà, a causa degli imballaggi in plastiche miste, ci sono per il riciclo di quelli in plastica che dovrà aumentare dal 41% attuale al 55% al 2030.
  • Per attuare a una strategia contro gli sprechi alimentari vengono introdotti target di riduzione degli sprechi del 30% al 2025 e del 50% al 2030.