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Rifiuti pericolosi: come gestirli nella maniera corretta?

Ecco le procedure da seguire per non commettere errori quando si producono rifiuti pericolosi


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11 Febbraio 2021

Il produttore di rifiuti deve spesso scontrarsi con delle oggettive difficoltà di gestione, sia per quanto concerne la parte burocratica che per quella pratica – dal deposito temporaneo fino all’effettivo smaltimento o recupero del rifiuto. Tutto ciò si complica ulteriormente se si producono rifiuti pericolosi, i quali necessitano di particolari modalità di gestione.

Sottolineiamo che la gestione dei rifiuti è regolamentata dal D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.

Classificazione e caratterizzazione

Un aspetto da non trascurare assolutamente è quello della corretta classificazione e caratterizzazione del rifiuto, quindi dell’assegnazione del codice CER che, precisiamo, è un onere che spetta al produttore del rifiuto.

Spesso i due termini – classificazione e caratterizzazione – vengono utilizzati erroneamente come sinonimi. Senza entrare in tecnicismi che potrebbero creare solo confusione, basti sapere che la classificazione è intesa come il processo che porta all’individuazione del codice CER. Difatti, lo strumento utilizzato per questa procedura è proprio l’Elenco Europeo dei Rifiuti.

I rifiuti sono classificati, in base alla loro origine, in rifiuti urbani e rifiuti speciali; e, in base alle loro caratteristiche, in pericolosi o non pericolosi. In caso di rifiuto pericoloso, dovranno poi essere definite le specifiche caratteristiche di pericolo (H).

Non sempre questo procedimento è così semplice: in diverse circostanze l’Elenco Europeo dei Rifiuti risulta essere troppo generico. Quindi si rende necessaria la caratterizzazione del rifiuto per assegnare il codice CER.

Cosa si intende per caratterizzazione, perciò? È la raccolta di tutte le informazioni utili sul processo produttivo che ha generato quel rifiuto: dalla raccolta di tutte le schede di sicurezza (per legge i fornitori delle materie prime devono fornirli) delle materie utilizzate, delle sostanze con cui è venuto in contatto, fino alle trasformazioni dello stato fisico dovute ai fenomeni o reazioni chimico/fisiche. In molti casi si rende anche necessaria un'analisi chimica eseguita in laboratorio – per alcuni rifiuti l’analisi è obbligatoria.

Il laboratorio che emetterà il certificato analitico, indicherà sullo stesso anche le eventuali classi di pericolosità:

  • HP 1     Esplosivo
  • HP 2     Comburente
  • HP 3     Infiammabile
  • HP 4     Irritante - Irritazione cutanea e lesioni oculari
  • HP 5     Tossicità specifica per organi bersaglio (STOT)/ Tossicità in caso di respirazione
  • HP 6     Tossicità acuta
  • HP 7     Cancerogeno
  • HP 8     Corrosivo
  • HP 9     Infettivo
  • HP 10   Tossico per la riproduzione
  • HP 11   Mutageno
  • HP 12   Liberazione di gas a tossicità acuta
  • HP 13   Sensibilizzante
  • HP 14   Ecotossico
  • HP 15   Rifiuto che non possiede direttamente una delle caratteristiche di pericolo summenzionate ma può manifestarla successivamente.

Perché eseguire questa scrupolosa ricerca delle caratteristiche chimico/fisiche del rifiuto? Semplicemente affinché il rifiuto venga smaltito o recuperato in totale sicurezza e nel pieno rispetto ambientale e normativo e che venga destinato ad un impianto che possa effettivamente trattare/recuperare o smaltire quel rifiuto. Va da sé infatti che non esiste un’analisi “generica” valida per qualsiasi contesto, ma è in funzione dell’operazione e dell’impianto di smaltimento o di recupero che si intende adottare per il rifiuto.

Per quanto abbiamo cercato di essere più chiari possibile, comprendiamo che siano delle operazioni che potrebbero generare non pochi grattacapi al produttore. Dato che, come già specificato, l’assegnazione del codice CER è un onere di chi produce il rifiuto, il nostro consiglio è di affidarsi ad aziende di smaltimento rifiuti che offrano un servizio di consulenza in grado di assistere il Cliente in queste procedure.

Confezionamento ed etichettatura

I rifiuti, in base alla loro pericolosità o meno, allo stato fisico e alle loro caratteristiche chimico/fisiche, devono essere confezionati secondo certe modalità, anche per agevolare il futuro smaltimento/recupero.

Sicuramente una delle regole che il produttore deve sempre rispettare è quella di mantenere ben divisi i rifiuti prodotti, soprattutto quando parliamo di scarti pericolosi. Stoccando insieme i rifiuti pericolosi e quelli che non lo sono, si rischia di contaminare anche i materiali che invece potrebbero essere recuperabili e, cosa più importante, si potrebbe mettere in pericolo la salute e la sicurezza degli operatori, oltre ovviamente a commettere comportamenti illeciti. Basti pensare che alcune sostanze a contatto tra loro o soggette alle intemperie, potrebbero presentare reazioni chimiche anche importanti, giusto per fare un esempio. 

Ormai tutti gli impianti di smaltimento e recupero hanno adottato delle direttive molto rigide per quanto concerne il confezionamento dei rifiuti in fase di accettazione del carico. Quindi un confezionamento non idoneo rischia di essere motivo di respingimento del carico da parte dell’impianto; non solo, stesso discorso vale per i trasportatori, i quali, una volta caricato il materiale ne diventano a tutti gli effetti i responsabili, quindi preferiscono non caricare rifiuti confezionati/imballati non correttamente per non incorrere in gravi sanzioni.

Anche in questo caso il nostro consiglio è quello di affidarsi ad aziende di smaltimento che forniscano direttamente attrezzature per la raccolta dei rifiuti: dai semplici container ai compattatori per i grossi volumi, fino agli imballi omologati come fusti, fustini, big bags, ceste ermetiche, ecc.

Un altro onere che spetta al produttore è quello di etichettare correttamente i rifiuti prodotti, va da sé che quest’obbligo risulta ancora più importante nel momento in cui si maneggiano rifiuti pericolosi.

Tale procedura è da rispettare già in fase di deposito temporaneo, ossia lo stoccaggio/raggruppamento dei rifiuti in aree dedicate all’interno dell’azienda. L’articolo 184 del decreto legislativo 152/2006, la norma quadro sui rifiuti, prevede che:

«[…] i rifiuti devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento secondo una delle seguenti modalità alternative, a scelta del produttore dei rifiuti:

  • con cadenza almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito;
  • quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 30 metri cubi di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi. In ogni caso, allorché il quantitativo di rifiuti non superi il predetto limite all’anno, il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un anno […]».

Una delle condizioni che deve rispettare il deposito temporaneo in azienda è proprio l’etichettatura. Quindi la necessità, per tutti i rifiuti pericolosi presenti in deposito temporaneo, del posizionamento, in corrispondenza del luogo o sui contenitori in cui sono detenuti, di etichette dove sia indicato il codice CER, la descrizione, le frasi di pericolo (frasi H) assegnate ai rifiuti, le etichette di pericolo e la R nera su sfondo giallo.

A tal proposito segnaliamo questa breve guida proprio in merito all’etichettatura dei rifiuti.

Valutazione ADR

Un altro aspetto importante che il produttore non deve tralasciare è quello della normativa ADR, ossia l'Accordo europeo relativo al trasporto internazionale su strada delle merci pericolose.

Alcune tipologie di materiali pericolosi necessitano di ulteriori accortezze nel momento in cui vengono movimentati all’interno dell’azienda e durante il trasporto per il successivo smaltimento o recupero. Tali accortezze sono regolamentate dall’accordo ADR che suddivide le merci in 9 classi di pericolo le quali, in virtù di bipartizione e tripartizioni diventano 13:

  • Classe 1 - Materie ed oggetti esplosivi
  • Classe 2 - Gas compressi, liquefatti e disciolti sotto pressione
  • Classe 3 - Materie liquide infiammabili
  • Classe 4.1 - Solidi infiammabili
  • Classe 4.2 - Materie soggette ad accensione spontanea
  • Classe 4.3 -Materie che a contatto con l’acqua sviluppano gas infiammabili
  • Classe 5.1 - Comburenti
  • Classe 5.2 - Perossidi organici
  • Classe 6.1 - Materie tossiche
  • Classe 6.2 - Materie infettanti
  • Classe 7 - Radioattivi
  • Classe 8 - Corrosivi
  • Classe 9 - Materie pericolose diverse

A queste classi corrispondono degli specifici pittogrammi ADR che dovranno essere affissi sui colli rispettando le direttive della normativa. Invitiamo a consultare sempre la nostra breve guida per conoscere le regole basi per l’etichettatura dei rifiuti.

Conoscere o meno se una determinata merce e successivo rifiuto siano soggetti o meno alla normativa ADR non è cosa semplice, difatti in questi casi interviene un consulente ADR che redige una specifica valutazione prendendo in considerazione tutte le caratteristiche del rifiuto, i quantitativi, le pericolosità, ecc. Il risultato della valutazione indicherà se il materiale sarà da gestire secondo ADR, quindi utilizzare imballi specifici per il confezionamento etichettandoli correttamente con i relativi pittogrammi.

Anche in questo caso, le aziende di smaltimento rifiuti maggiormente strutturate dispongono di tecnici specializzati per poter eseguire la valutazione al Cliente fornendogli tutte le informazioni corrette per lo stoccaggio e il successivo trasporto dei rifiuti. Quindi consigliamo di affidarvi a professionisti che eseguano un servizio completo, dalla caratterizzazione del rifiuto fino alla valutazione ADR (solo se necessaria).

Raccolta e trasporto

Il trasporto dei rifiuti può avvenire solo con mezzi autorizzati. A seconda della tipologia di rifiuto e del suo confezionamento, verrà utilizzato un mezzo idoneo per svolgere l’operazione nel modo corretto e in totale sicurezza. Va da sé che un rifiuto confezionato all’interno di fusti verrà trasportato con un mezzo diverso rispetto ad un rifiuto sfuso all’interno di un container. Ribadiamo l’importanza di un corretto confezionamento dei rifiuti, quindi imballi non lacerati o percolanti/gocciolanti, e di una precisa etichettatura, al fine di prevenire una mancata presa del carico da parte del trasportatore, dato che ne diventa anch’esso responsabile.

Segnaliamo che, in caso di trasporto ADR, anche il mezzo dovrà essere allestito secondo normativa e l’autista essere in possesso del relativo patentino.

Recupero e smaltimento

La fase di caratterizzazione del rifiuto indicherà se è possibile avviarlo a trattamento per il successivo recupero o se è necessario procedere con il suo smaltimento. In caso di recupero, il rifiuto verrà trattato presso impianti autorizzati in cui sarà messo in sicurezza e, tramite operazioni di bonifica, verranno selezionate le frazioni valorizzabili da avviare a riciclo.

Diversamente, se il rifiuto ha finito il suo ciclo vita e non può più essere riciclato in nessun modo, sarà destinato allo smaltimento presso discariche autorizzate o a recupero energetico presso termovalorizzatori dedicati, contribuendo comunque al fabbisogno sociale.

Fortunatamente, la gestione dei rifiuti è diventata sempre più un settore monitorato dalle autorità competenti per prevenire e sanzionare i comportamenti illeciti. Ciò implica una maggiore attenzione di tutti i soggetti interessati - dal produttore fino allo smaltitore finale - a svolgere le proprie attività rispettando rigorosamente le normative. Per questo motivo consigliamo di affidarsi solo a professionisti veri con esperienza e strutturati per poter coordinare tutte le fasi che compongono la gestione del rifiuto, dalla sua caratterizzazione fino allo smaltimento, al fine di evitare sgradevoli sanzioni che, nei casi più gravi, possono essere anche di tipo penale.